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Non so niente di te di Paola Mastrocola

non so niente di te

Non so niente di te di Paola Mastrocola

Non ho mai letto niente di Paola Mastrocola e non pensavo di iniziare proprio con “Non so niente di te“.  Anche questa esperienza letteraria è stata “colpa” della mia amica Alice.
Ero andata ad una delle riunioni del gruppo di lettura e l’avevo invitata a venire con me.
Non è stata una grande riunione. Avevamo letto Anna di Nicolò Ammaniti ed abbiamo passato un ora a parlarne senza soddisfazione.
Alla fine eravamo arrivate ad un punto morto. La discussione aveva sfinito noi ragazze e non c’era molta voglia di scegliere un altro libro: Alice allora ha proposto Non so niente di te di Paola Mastrocola.
Era il libro giusto. Ha messo subito d’accordo tutti.
Non è troppo impegnativo, ma è pieno di significato. E’ di facile lettura, ma non è banale. Praticamente un libro che è stato apprezzato da tutto il gruppo di lettura.
Non è il genere di romanzo che mi affascina, ma è sicuramente quello che comprerei per regalarlo a Natale a qualche amica.
Il romanzo parte da questo caso particolare: un giovane ricercatore universitario si presenta ad una conferenza in una prestigiosa università inglese portando con sé un grosso gregge di pecore.
Da questo caso nascerà una ricerca alla scoperta della verità, che destabilizzerà la vita di una piccola famiglia benestante italiana.
Un viaggio che ci farà riflettere su quanto siamo profondamente influenzati dai condizionamenti esterni e su quanto ci allontanino dalla ricerca della felicità e del nostro posto nel mondo.

Sheep along Highway 395 in California.

Sheep along Highway 395 in California by James Good

Paola Mastrocola ha centrato nel segno, fa riflettere, ma non annoia. Mi è piaciuto moltissimo che l’autrice ha deciso di scrivere la storia al passato, anche se è ambientata ai giorni nostri. Praticamente Paola Mastrocola ha pensato di essere nel futuro e di raccontare questa storia spiegandola ai lettori di quel tempo. Facendo così ha creato una certa distanza fra lei e la nostra epoca e ha fatto in modo da aumentare la critica che questa storia fa della nostra contemporaneità.

Personalmente non ho subito mai una pressione simile. Mi è sempre piaciuto studiare e ho scelto da sola di andare all’università e di laurearmi in geologia. Ho sempre voluto fare la libera professione. La crisi lavorativa non mi ha neppure messo davanti alla possibilità di preferire il lavoro dipendente a quello creativo dello studio che condivido con gli architetti a Chieti. Il mio profilo psicologico non è stato gradito neppure dal recruiting delle grandi multinazionali del petrolio.
Però posso capire la pressione psicologica che subiscono i ragazzi che vengono spediti dall’università dai parenti desiderosi di avere un “dottore” in famiglia.
Da “dottoressa” a mia volta è una cosa che non riesco proprio a capire. Già è difficile studiare qualcosa che non ti piace, figuriamoci se poi non hai intenzione di usarla nella tua professione futura.
Nonostante quello che si dice, è meglio iniziare a lavorare a 20 anni che a 27. Gli anni dell’università di primo e secondo livello e del master mi hanno dato tantissimo, ma  il confronto è impari, se mi paragono ad una mia coetanea che ha scelto di fare una professione come l’estetista.
Io sono ancora una scapestrata che gira con il portatile nello zaino, non ho una casa ed il mio conto in banca piange miseria, mentre lei ha appena finito di pagare il mutuo per il locale che ha aperto 10 anni fa.
C’è da riflettere e vi consigliamo di farlo con Non so niente di te di Paola Mastrocola.
Buona lettura da #Libriakmzero

Guendalina

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