Fermata al KmZero

Libri Acquistati

  • Inseparabili
  • Kafka Sulla Spiaggia
  • Il turno di notte lo fanno le stelle
  • The Rookie

Libri Letti

  • Inseparabili
  • Kafka Sulla Spiaggia
  • The Rookie

Potrei considerarlo un mese proficuo di letture, uno di quelli nei quali i libri entrati in mio possesso non finiscono nell’oblio sui miei scaffali ne rimangono in eterno con la dicitura “new” sul mio ebook reader. Non capita spesso, solitamente accade che un libro conduca ad un altro, poi ad un film, questo ad una serie tv per poi terminare in un fumetto. Oppure che ci sia una partita di un qualche sport che seguo, spesso coinvolgono al parola football e che questi conducano ad un fumetto, poi ad un libro, poi ad una serie tv fino ad un videogame, insomma gli ingredienti si mescolano ogni volta con un risultato diverso. Questo mese tutto è iniziato con un post su Facebook, dove un arguta amica Francesca dissertava sui romanzi di Haruki Murakami e incensavano le sue qualità di autore e narratore.  Incuriosito dall’arguzia e dall’intelligenza delle donne coinvolte nella discussione mi faccio consigliare un titolo con il quale iniziare questo viaggio. “Kafka sulla Spiaggia” è la risposta unanime alla mia richiesta d’aiuto. Complice una duplica trasferta in compagnia di Raksha in mezzo alle montagne abruzzesi, mi ritrovo a leggere del quindicenne Tamura Kafka che fuggendo di casa si rifugia in una biblioteca privata, la biblioteca Kōmura. Incontro anche Nakata, un simpatico vecchietto che a seguito di un misterioso incidente nel 1944 perde gran parte delle sue capacità cognitive, rimanendo confinato nella sua semplicità. Qui il mio viaggio con l’autore s’interrompe. Già, quel nome Nakata, agita dentro di me ricordi nefasti. Per quelli di voi a digiuno semicompleto di calcio professionistico e di Serie A, ricordo che dal 1998 al 2004 Hidetoshi Nakata, talentuoso centrocampista centrale con spiccate propensione offensive, militò in diverse squadre italiane. Per due volte incontro la Juventus e per due volte costo alla mia squadra (già tra i molti difetti sono anche della Juventus e per quelli che me lo chiedono, non posso impiegare l’intelligenza in tutti gli ambiti della mia vita e in alcuni si usa il cuore, questo è uno di quelli.) una sconfitta dolorosa. Sebbene sia riuscito a metabolizzare la sua rete per il Parma che ci costò la Coppa Italia, in fondo il Parma mi è anche simpatico, non sono riuscito ancora a digerire la doppietta per l’ASRoma, per questa volta salto gli epiteti con i quali mi riferisco solitamente alla seconda squadra della capitale. 2-0 ad una manciata di minuti dalla fine, esce Totti in giornata storta ed entra questo simpatico personaggio di Holly e Benji. Penso “è fatta, hanno rinunciato” (si penso anche con le virgole). Invece vengo punito, il Dio Calcio mi ricorda chi è che comanda. Tiro dalla distanza del giapponese per il due a uno e poi ancora un tiro da fuori, respinto in maniera penosa da Van der Sar e ribadito in rete da Montella. Scudetto alla Roma.
Dopo questo viaggio livoroso nel passato e nonostante il vecchio Nakata del libro, sia un appassionato di gatti, leggo qualche altra pagina ed inizio a distrarmi. Noto che nella piccola ma deliziosa biblioteca di Atessa c’è un cartonato che ricorda al lettore distratto e poco attento ai trend che Alessandro Piperno ha vinto il premio Strega con “Inseparabili”. Prendiamolo, vediamo se anche questa volta il premio Strega mi rifila una fregatura. Diamogli fiducia, pochi minuti e mentre mi dirigo a piedi verso una enoteca che mi ammicca da lontano decido di leggere qualche pagina. “Promette bene”, mi ripropongo di tentarne la lettura.
“Inseparabili” di Alessandro Piperno, non è un libro brutto, nemmeno straordinariamente bello. Mi correggo, se giungesse al termine dopo aver narrato le vicende di Filippo Pontecorvo, l’avrei trovato geniale. Un libro generazionale, indicato per quella fascia di 30-40enni che hanno sbirciato almeno una volta “Non è la Rai”. Sfortunatamente per me lettore, sono costretto, sfogliando le pagine a conoscere la storia di Samuel. Fratello di Filippo e della triste storia della famiglia Pontecorvo, con annesso scandalo sessuale che fa tanto programma della domenica pomeriggio sulla tv generalista. Perdo interesse e mi trascino alla fine, stancamente. Non è un libro che rimpiango di aver letto e non l’ho nemmeno abbandonato, porto a casa il risultato.
Mi è spesso capitato di meditare su un gioco da tavolo, divenuto poi fortunato videogame, Bloodbowl. Uno dei pochi giochi “sportivi” da tavolo giocabili, divertenti e vi dirò anche intelligenti. Ambientato nello stesso universo fantasy della Games Workshop, le diverse razze che lo compongono si sfidano non sul campo di battaglia, ma trasformano un gioco che assomiglia molto al football americano in un campo di battaglia. Mentre cercavo informazioni, per scoprire se ci fossero novità sul gioco ecco che Google, mi suggerisce un link che porta dritto al librio “The Rookie” di Scott Siegler. Rivelazione. Una lega di football americano 700 anni nel futuro, la GFL, acronimo facile facile per Galactic Football League. Tra le pagine di questo libro che unisce il genere sportivo a quello della fantascienza, m’interesso alla storia umana e sportiva del diciannovenne Quentin Barnes. Soprattutto scopro un autore, di quelli che hanno il dono per raccontare lo sport, non come quello di Michael Lewis, ma qualcosa che lo sfiora come fanno le comete con i pianeti. Mi perdo cercando di immaginare Sklorno e Quyth e divoro il libro.
Il viaggio continua.

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