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Libro

Il Racconto dell’Ancella

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L’8 marzo, per puro caso mi sono imbattuta in un’animazione TED-ed a proposito di un libro che non conoscevo: Il Racconto dell’Ancella, di Margaret Artwood, un romanzo distopico pubblicato nel 1985. Mi sono chiesta come mai non ne avessi mai sentito parlare, data l’età del libro e il suo genere, che apprezzo molto e perché mi ci imbattessi proprio in quel momento. Ho poi scoperto che stava andando in onda una serie televisiva tratta da esso. L’autrice lo ha scritto inserendo nella trama soltanto regole di controllo sociale già usate nella storia dell’umanità al momento della stesura. Il romanzo racconta di un futuro vicino nel quale, grazie ad accordi internazionali sottoscritti a causa di uno stallo durante una non ben precisata e lunga guerra, a ogni Stato è consentito di autoregolarsi internamente con la forma di governo preferita, senza che le altre potenze intervengano. Negli Stati Uniti, il potere era stato  già preso, grazie a un colpo di stato che aveva destituito la Costituzione, da un gruppo di fondamentalisti religiosi. Questa èlite ristruttura completamente la società soggiogando le donne, che vengono divise in classi in base alla loro funzione per il regime. Le Mogli dei Comandanti, vestite di blu, sono le mogli degli appartenenti all’establishment che ha il potere. Il loro ruolo è quello di comandare su tutte le altre donne di casa e di servire e riverire i mariti. Le Marte, vestite di verde, che si occupano delle faccende domestiche. Le Ancelle, vestite di rosso, che sono le poche donne fertili rimaste e che vengono assegnate ai vari Comandanti che non hanno figli o la cui moglie è sterile. Il loro compito è quello di produrre figli per le case dei Comandandi, grazie a stupri rituali periodici. Le Zie, vestite di marrone, che sono coloro che istruiscono le Ancelle prima che queste vengano assegnate a qualche casa. Le Economogli, vestite a righe, sono le mogli degli uomini meno abbienti e non hanno diritto ad avere una Marta o un’Ancella. Le Nondonne, che sono state esiliate nelle Colonie, a liberare il terreno da rifiuti tossici. Il racconto si svolge in prima persona, le parole che leggiamo sono quelle di Difred, l’Ancella assegnata alla casa del Comandante Fred. Dai numerosi flashback capiamo come è stato preso il potere e le regole del nuovo regime instauratosi. Alle donne è proibito leggere e scrivere, uscire da sole di casa, non esistono più università, libri, riviste, cinema, ristoranti o qualsivoglia forma di svago. Rimangono i bordelli. Gli uomini hanno il potere assoluto sulle donne, le Mogli hanno il potere assoluto sulle altre donne di casa, a parte quello di uccidere un’Ancella. Scopriamo che prima dell’avvento di Gilead – così si chiama il regime corrente – il tasso di natalità negli USA era crollato sotto zero e che il sistema delle Ancelle è stato creato per far tornare a crescere la popolazione. Le Ancelle non hanno alcun diritto, non sono neanche considerate esseri umani, come ci dice la protagonista, sono “uteri con due gambe”. Perdono il loro nome e vengono chiamate Di+il nome del Comandante a cui vengono assegnate. Difred, Diglen, Diwarren., …
Non sapremo mai il vero nome di Difred, la nostra narratrice. Vengono nutrite adeguatamente, obbligate all’esercizio fisico, controllate ogni mese da un medico e tenute in vita solo per il ruolo ruolo di incubatrici.  Una volta al mese, il giorno dell’ovulazione dell’Ancella, nelle case dei Comandanti ai svolge la Cerimonia, lo stupro rituale da parte del Comandante all’Ancella, in presenza della Moglie. Tutta la vita nelle case dei Comandanti ruota attorno a quel giorno e alla speranza di un figlio. La Moglie, le Marte, l’Ancella vivono in funzione di una gravidanza di quest’ultima. Tutta la vita delle donne di Gilead si riduce a girare intorno alla fertilità. Ogni rapporto sociale è strettamente codificato, dalla Cerimonia, ai rapporti tra le Mogli, alle uccisioni di Stato, alle celebrazioni pubbliche. Come in ogni regime totalitario, il linguaggio è importantissimo, è un sistema di manipolazione e controllo dei pensieri. È anche il solo sistema di evasione, Difred utilizza il linguaggio per trovare sollievo dalla sua condizione o per uniformarsi a quanto la società le chiede. Grazie al linguaggio, con uno stratagemma molto azzeccato – partite di Scarabeo – il Comandante cerca di instaurare un rapporto proibito con la sua Ancella. Il libro ci mette di fronte alle contraddizioni dei totalitarismi, ai pericoli del tollerare piccole limitazioni alla libertà personale, propria o altrui, in nome di un bene o morale superiore.
Ci si trova a capire la difficoltà di scegliere tra l’adeguarsi a qualcosa di, per noi,  inaccettabile,  o la morte nostra o di un nostro caro.
L’ho letto in 15 ore, divorato. Lo riesco a descrivere con una sola parola: potente.
E lo consiglio a tutti.

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