Replicas

La sinossi recita:
“Uno scienziato diventa ossessionato dal riportare indietro i suoi familiari morti in un incidente stradale”.

Non è proprio una trama originalissima, però lamentarsi di un plot “scontato” somiglia tanto a lamentarsi che dopo Caino e Abele non puoi parlare dell’uccisione di fratelli per futili motivi come una novità.
In queste settimane ho l’impressione di aver sviluppato la capacità di trovarmi pellicole, già pellicole per darmi quell’aria di chi sa di cosa sta parlando ma non è vero.

Torniamo al punto, altrimenti mi parte la digressione che dura eoni.
Dicevo, riesco a trovare film che non hanno un lieto fine, non nel senso classico del “vissero tutti felici e contenti”.

Trame piene di compromessi, di scelte morali e di situazioni nelle quali esiste semplicemente, la scelta peggiore.
Kanu Reeves come protagonista, nei primi dieci minuti di film faticavo a riconoscerlo.

Thomas Middleditch, uno che per scrivere il nome non ti puoi fidare nemmeno del copia-incolla, in pratica il tipo riccio della serie tv Silicon Valley con il suo spiccato accento canadese, a fare da spalla a Kanu.
Nel mezzo storie di menzogne, trame trasversali, la forza della scienza, il cinismo degli affari, la guerra che muove interessi e denaro.

Terminator incontra Surrogates però le cose non funzionano tanto bene e alla fine senza Bruce Willis tutto prende una piega molto psicologica e alla fine vincono quelli che hanno i soldi.

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