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Un American History X senza il glamour delle superstar di Hollywood.
Un biopic duro, senza sconti e con quella narrazione convulsa che solo i drammi umani profondi e laceranti come questo possono generare.
La povertà che genera odio, l’odio che sparge sangue e il sangue che chiama l’odio.
In un circolo vizioso di pregiudizi e disperazione, si sviluppa questa pellicola che mi ha tenuto incollato al monitor da 50 pollici e mi sono distratto solo credo un paio di volte.


Tratto dal docu-film “Erasing Hate”, che racconta la vita Bryon Widner co-fondatore del Vinlander Social Club in Indiana, diventa una delle figure di spicco del movimento neonazi negli Stati Uniti.

Un pugno nello stomaco, uno schiaffo duro in viso a quelli che credono nel “non sono razzista ma”.
Sui titoli di coda mi sono alzato, avrei forse dovuto prendere appunti mentre vedevo la pellicola, un po’ come fa Tencar che riesce a prendere appunti mentre gioca ai videogame.
Resto con questa sensazione di “sporco addosso” forse perché mi sono concentrato solo sul dolore e sulla caduta del protagonista.
Avrei dovuto guardare a tutti quei momenti in cui si è rialzato dopo essere caduto, alla sua voglia di non arrendersi anche quando è andato vicino al suicidio, l’amore per quella sua nuova famiglia è diventato qualcosa a cui aggrapparsi.
Storie di famiglie sbagliate, di famiglie a cui non devi nulla, di debiti di sangue e di colore della pelle.

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