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Film

The Breakfast Club [1985]

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Un capolavoro.

Per questa ragione e senza esitare ho deciso di rivedere per l’ennesima volta questa pellicola.
Considerata unanimemente una pellicola emblema degli “anni ottanta”, opera prima di John Hughs, fu realizzata con un budget di un milione di dollari.


La colonna sonora cantata da quella che in quella metà degli anni ottanta era una semisconosciuta band scozzese, i Simple Minds.
Sapete ora chi sono vero? Il loro primo grande successo globale è stato appunto “Don’t You (Forget About Me)”.
C’è un frammento divenuto leggenda in quasi tutti gli aspetti di questo lavoro cinematografico.
Prendiamo ad esempio il poster che pubblicizzava il film.
Utilizza una foto di Annie Leibovitz, che proprio negli anni ottanta diventava, con il suo stile fotografico fatto di colori ad altro contrasto, diventava una delle fotografe più note al mondo.


Una storia all’apparenza semplice,  di ragazzi costretti a restare otto ore a scuola in un pigro sabato, per punizione.
Una sorta di “coming to age”, un manifesto di una generazione che si specchia, con quella magia possibile solo per le storie scritte davvero bene, anche nelle generazione di teenagers successive a quella decade magica del secolo scorso.
Molte delle scene girate in quello che potete senza timore di smentita, considerare un “low budget movie”, sono diventate icone della cinematografia mondiale.
L’utilizzo di ampio spazio nel quale con lunghi piani sequenza si raccontano le vite di questi “weirdo”, di giovani ragazzi che sono strani e unici, sono state riprese in qualsiasi “teen movie” successivo.

Nella capacità del regista John Hughes di raccontare e dare voce degli adolescenti, con una abilità che permette ancora oggi dopo quaranta anni, ancora di strappare l’attenzione e non solo per effetto di quella nostalgia per una adolescenza che non c’è più.

Ci vedremo ancora Breakfast Club, puoi starne certo.

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