Serie TV

Serie TV cinesi: la mia nuova dipendenza

In queste fin troppo calde settimane di simil-relax, sto sperimentando quella che è decisamente una dipendenza da serie tv cinesi, nel senso proprio di prodotte in China.

Nel tunnel delle serie tv cinesi

In queste fin troppo calde settimane di simil-relax, sto sperimentando quella che è decisamente una dipendenza da serie televisive cinesi, nel senso proprio di prodotte in Cina o in China, come preferite.
Se dovessi ricordare, “com’è iniziataio non saprei”, ma è stato amore a prima vista come si suol dire, soprattutto verso quelle serie TV dedicate ai giovani, più comunemente categorizzate come “teen”.

Se è vero che The King’s Avatar sta dominando il panorama dell’intrattenimento cinese e noi stiamo seguendo con fervore la serie, puntata dopo puntata ma gli amici di KissAsian sono un filo lenti nella traduzione, è altrettanto vero che nei due anni appena trascorsi diverse sono state le serie TV ad aver registrato record di ascolti e aver fatto conoscere al grande pubblico (sempre cinese) tanti nuovi volti del “piccolo schermo”, come si chiamava una volta.

the king's avatar

La mia personale addiction è iniziata con Love 020, vista insieme a Mauro, letteralmente mangiata puntata dopo puntata. L’abbiamo scoperta cercando serie TV a tema gaming e, nella lista, è spuntato questo nome.
E’ stato un tuffo in un mondo pazzesco, dove il primo bacio è arrivato alla puntata numero 20 e l’espressione massima di attrazione erano lunghissimi ed infiniti sguardi tra i protagonisti. L’attore principale di questa serie, Yang Yang, oltre ad aver anche cantato la colonna sonora, è ora il personaggio principale di King’s Avatar. Dategli uno sguardo, non ve ne pentirete.

Terminata la visione di tutte le puntate all’inizio dell’estate, è stato solo un mese fa che il tunnel delle serie cinesi mi ha travolta, e lo ha fatto con “A Love so beautiful”, che racconta le vicende di due ragazzi che crescono insieme dalle scuole superiori -come le chiamiamo noi- all’università e poi nel mondo del lavoro, prendendosi e lasciandosi. In un crescendo, insieme al personaggio attraverso le difficoltà dell’adolescenza e poi quelle del mondo adulto. Una maturazione personale che accompagna quella del rapporto che esiste tra i due.
Più di 40 puntate letteralmente mangiate in una settimana.
Guardando però con attenzione alla realizzazione tecnica della serie siamo a livello base, dove le immagini di transizione tra il giorno e la notte o quelle in timelapse sono sempre le stesse e probabilmente sono anche stock, nel senso che vengono realizzate tutte nel mega centro di produzione e quindi tendono ad assomigliarsi. Questo è uno degli aspetti che mi ha fatto sorridere.

I cinesi hanno questa cosa che non realizzano mai più stagioni di una serie TV ma ne fanno una sola da “millemila” puntate con diversi filoni di narrazione per non annoiare lo spettatore. Pare che funzioni perché ho deciso di dare uno sguardo alla lista dei loro migliori “drama”.
Dopo un flop tremendo con una serie di cui non ricordo neanche il nome, arriva Meteor Garden, remake di una serie Taiwanese del 2001. La scelgo in quanto la protagonista è la stessa di A love so beautiful. Dipendenza.

Quarantanove puntate, ore di sonno pochissime e attività della vita quotidiana praticamente sospese. Ho deciso di chiamare questa settimana le mie “ferie”.
Gli argomenti sono più o meno gli stessi, sono sempre ragazzi che crescono scoprendo se stessi e gli altri, affrontano le difficoltà che la vita mette sul loro cammino diventando così adulti. Tanti però sono i messaggi paralleli e i temi affrontati come ad esempio quello della pari dignità tra persone di fasce sociali differenti, il bullismo, il rapporto con i genitori o come quello che l’amore vero vince sempre e che l’amicizia vera è quella che rimane nonostante le diversità e le difficoltà.
Credo che tutto questo sia piuttosto un “wannabe” per i cinesi. Probabilmente la realtà dei fatti nella società asiatica sia diversa ma, da sempre, il cinema prima e la TV dopo, hanno rivestito e rivestono una funzione sociale che va al di là del semplice intrattenimento, quindi if you wannabe… il governo cinese “approva”.
Proseguo rapita dalla trasformazione dei personaggi, qui più evidente che nella serie precedente, e del tutto meravigliata dallo stile di abbigliamento per me incomprensibile.

Una cosa mi ha affascinato più di tutte in questa realtà del mondo cinese: il cibo e il ruolo che riveste nella vita sociale.
In tutte le comunità del mondo il cibo è un elemento distintivo che costituisce un vincolo di unione e rappresenta la gioia della condivisione -oltre al valore nutritivo che chiaramente ha-.
I cinesi però hanno questa meraviglia che si chiama “hotpot” : una grande pentola di brodo è posta al centro del tavolo e costantemente riscaldata da un fornelletto e ogni commensale fa letteralmente cuocere il cibo al suo interno. Ognuno ha la possibilità di condividere il cibo con gli altri, concentrandosi sulle persone e non sul proprio piatto.

Hotpot in Meteor Garden

Insomma, sono rimasta totalmente rapita e la mia deriva cinese è solo all’inizio. Ora vado a “refreshare” KissAsian per vedere se sono uscite nuove puntate di King’s avatar.
Nín hǎo!

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