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Goblin: The Lonely and Great God

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Goblin, un viaggio attraverso la vita e la morte.

Dalla Cina al Giappone passando per la Corea (del Sud ovviamente)ma preferisco scriverla con la K, così Korea.
Destinazione: Goblin: The Lonely and Great God (Sseulsseulhago challanhasin – Dokkaebi) serie televisiva sud-coreana andata in onda nel 2017 che ha infranto tutti i record di ascolto del Paese. Dopo aver visto le 16 puntate, ho compreso il perché, facilmente.

Una serie TV fantasy che prende spunto dalla tradizione orale coreana. Non sono brava a scrivere le trame e non è il mio intento quindi vi rimando a Wikipedia sulla quale scrive gente bravissima a farlo.

Quello che il Wiki non può raccontarvi però è l’esperienza che ogni spettatore vivrà seguendo la serie, le sensazioni che rimarranno per sempre.
Una storia questa che ci accompagna attraverso la progressiva presa di coscienza dei vari personaggi circa il senso della vita e quello della morte, una riflessione che si trasmette allo spettatore, man mano che le vicende si dipanano.

Non vi soffermate però sull’idea dell’esistenza di un dio superiore oppure sul destino di ogni persona che si avvolge intorno alle sue quattro vite attraverso la reincarnazione. Mi sono posta domande sulle conseguenze delle mie azioni, sul senso di quello che facciamo, tutto questo semplicemente assistendo alla narrazione, che meravigliosa magia quella del “cinema”.

Kim Shin è diventato il “Goblin”. Condannato a questa esistenza dall’aver contravvenuto all’ordine del suo Re. Il suo ritorno dalla guerra viene punito dallo sterminio dei suoi uomini e della sua famiglia. Non viene risparmiata nemmeno la sua stessa sorella, moglie del Re-ragazzino.
Viene condannato a proteggere le anime degli uomini, per sempre. Il suo cuore sarà per sempre trafitto dalla spada che lo ha ucciso e che lo manterrà in vita. Per terminare la sua esistenza dovrà attendere e trovare la sua predestinata sposa. Solo lei potrà estrarre dal cuore del Goblin la spada, permettendogli così finalmente di terminare la sua esistenza.

Il Re-ragazzino regna manipolato da uno dei sui assistenti di corte, la cui bramosia per il potere non conosce confini. Quando scopre che uno dei suoi fidati consiglieri lo avvelena lentamente somministrandogli un decotto decide di suicidarsi. La vergogna per gli errori della sua vita ha il sopravvento. Questo peccato grave, lo condanna però a vivere l’eternità come “mietitore di anime”, non conserverà però nessun ricordo della sua vita precedente, nemmeno quello della moglie che prima di morire lo aveva messo in guardia circa la fedeltà dei suoi assistenti.

Per i due condannati all’eternità sembra non esserci speranza. Quando incontrano l’amore però le loro vie si avvolgono in una spirale di eventi inaspettata. Qui arriva il vero twist della storia.
L’amore li accompagna ad attraversare mille ostacoli, a scoprire che è solo quel sentimento intenso a fare la differenza. Unico elemento capace di persistere oltre la nostra stessa esistenza.
Non importa cosa eravamo, quanto ricchi o potenti o influenti, a renderci divini è l’amore, quello vero ed incondizionato, quello capace di tradurre la nostra esistenza nel mondo in qualcosa di unico, capace di donarle un senso.
Amore verso se stessi, per il cupo mietitore e verso gli altri.
L’immortalità è tutta qui.

Mentre scorrevano i titoli di coda dell’ultima puntata continuavo a pensare: “Non importa il dio in cui credi o la tradizione che ti ha definito, l’amore è universale ed è lo stesso ad ogni latitudine del mondo.”
Non sto parlando del sentimento d’innamoramento. Mi riferisco a quel modo di guardare alla propria vita e a quella degli altri.

L’incredibile complessità dei personaggi e perché no, anche la scelta degli attori – Gong Yoo/Goblin, Kim Go-eun/Goblin Bride, Lee Dong-wook/Grim Reaper –  hanno trasformato per me, questa serie in un avventura coinvolgente, interessante da guardare, incapace di staccarmi, una puntata dopo l’altra. Mi sono ritrovata coinvolta nella scoperta di storie, immersa nelle vicende dei personaggi, chiamata ad una continua sorpresa, un colpo di scena alla volta.
Mi permetto un consiglio, tenete vicino un pacchetto di fazzoletti, perché vi assicuro che “la lacrima è facile”, almeno per me è stato così.

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