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Film

Smetto quando voglio – Trilogia

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Non ho una grande passione per il cinema italiano, le eccezioni a questa considerazione generale sono poche e diradate nel tempo.
Si rincorre però nella mia lista delle “novità” su Sky e su Amazon Prime il titolo: “smetto quando voglio – masterclass”. Nella sinossi del film è chiaramente indicato che si tratta del terzo film di una trilogia del regista salernitano Sydney Sybilla.
Il primo dovrebbe essere disponibile sulla piattaforma on demand di Sky, ma come spesso accade in questi casi trovarlo usando una interfaccia grafica indegna risulta un compito improbo e quindi sono costretto a rivolgermi al “torrente”.
La disponibilità di film italiani non è mai molto vasta e quindi sono costretto ad impiegare più tempo del solito nella ricerca. Cerco nel “Villaggio” ma da quando la Guardia di Finanza si sta accanendo contro uno dei forum storici nell’ambito della condivisione anche li le ricerca sono infruttuose.
Approdo quindi sulla “Baia”, resiliente e ancora nonostante tutto unico baluardo affidabile se devo cercare “qualcosa di italiano”.
Riesco a mettere infila i tre titoli, li aggiungo alla scaletta di VLC e premo play, tanto fa caldo, devo controllarmi la pressione e non ho molto altro da fare.

Impiego una ventina di minuti a capire perché la prima pellicola di Sybilla ha ricevuto così tanti premi, nomination a premi ed è stato un successo commerciale come non se ne vedevano da tempo.
Si tratta di una commedia, quindi si ride, ma tra le pieghe della narrazione si nascondono una serie di tematiche che diventano poi le colonne portanti di una storia che utilizza la comicità per raccontare una vicenda tragicamente triste.
Un gruppo di brillanti ricercatori universitari, perseguitati dal mantra “le migliori menti in circolazione” decidono che per uscire dall’oblio lavorativo e liberarsi dal cappio della precarietà, iniziano a produrre una smart drug. Una droga legale semplicemente perché la molecola non è ancora nell’elenco delle sostanze proibite del Ministero della Sanità.
C’è Roma a fare da sfondo ai tre film, la Sapienza che è a due fermate di metro da dove abitavo io a Roma e c’è la notte romana.
Elementi con i quali è facile per me entrare in sintonia e che mi lasciano un sorrisetto felice a fine film.

Mi affretto a vedere anche gli altri due, qualche volta sono sul secondo schermo perché in fondo  sono oltre sei ore di vita e in questo momento mi è difficile dedicarne così tante a una sola attività. Altre volte sono sullo schermo da 50 pollici, tutti i protagonisti con i loro bei faccioni che diventano giganteschi.
Posso mettere in pausa, tornare in dietro se ho perso qualche scena e nel mentre mi godo questa bellissima opera prima di un brillantissimo regista con un memorabile cast.
Una riflessione sul sistema universitario italiano, sulla tragicità di una ricerca scientifica bistrattata e concludo con una frase del film: “non siamo cervelli in fuga, ci hanno proprio cacciato”.

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