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Serie TV

Love Alarm, quando Black Mirror incontra il teen drama

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Metti una realtà nella quale esista un’app capace di rivelare le emozioni e i sentimenti d’amore delle persone entro un raggio di azione di 10 metri.
Una volta fatta partire, questa applicazione è in grado di emettere un segnale sonoro nel momento in cui qualcuno a cui piaci ti passa vicino.

Nessuna menzongna, nessun filtro, se gli piaci, la tua app suonerà e lo comunicherà a tutti, con grande imbarazzo di tutti.

Questa è la realtà in cui è ambientanto “Love alarm”, prima serie tv originale coreana prodotta da Netfilx, composta da 8 episodi da 45 minuti e basata sul webtoon che porta lo stesso nome. All’interno di questa realtà si dipana la storia di una giovane ragazza, Jojo ( Kim So-hyun ) e di due amici per la pelle, Sun-oh ( Song Kang ) e Lee Hye-yeong ( Jung Ga-ram ), che si innamorano della protagonista. Le classiche storie d’amore adolescenziali con quella tinta culturale asiatica ma vissute nella realtà di Love Alarm, piano esistenziale nel quale è impossibile nascondere i propri sentimenti se non disinstallando l’applicazione o applicando uno scudo speciale realizzato dal progettista, scudo che solo il progettista può eliminare. Questa è la realtà di Jojo, confusa sui suoi sentimenti e con la sua Love Alarm bloccata.

Tra le pieghe di questa narrazione romantica, di amore ma anche di solitudine, può accadere che lo spettatore si ponga delle domande e sia incline a riflessioni profonde sull’utilizzo di app e social, sugli effetti e ricadute che questa pratica ha nella realtà, nella nostra vita e nella nostra percezione. Una serie tv questa che permette una lettura multilivello insomma, Black Mirror style.
Tecnica interessante quella utilizzatata dai produttori, quasi come fosse un cavallo di Troia: assicurarsi un’audience copiosa, attratta dalla storia romantica per portarla, inevitabilmente, a riflettere sull’utilizzo dei social media, sulla percezione che le persone possono avere di se stesse e degli alti grazie a questi strumenti fino a mostrare le derive, del tutto umane, di un utilizzo improprio di tutto quello che la tecnologia ci offre, le conseguenze di una social media addiction (dipendenza).

La riflessione si fa interessante anche intorno al concetto di “amore”: se il tuo Love Alarm suona molte volte, si può ancora chiamare amore? E se non suonasse mai, accade perchè non siamo davvero nella considerazione degli altri? Come questa mancanza di considerazione e riconoscimento si ripercuote nelle nostre vite? Allo stesso modo, come una sovraesposizione social condiziona la nostra esistenza?

Il finale lascia tutte queste domande (e la storia d’amore) senza una risposta, direi letteralmente sospese. Un pò come se fossero dei salumi che pendono dai ganci, me le figuro così queste linee narrative incomplete. Non si fa così oppure si: i fan sperano in una seconda stagione e il finale della prima potrebbe essere lo stratagemma utilizzato per aumentare l’aspettativa e quindi la richiesta per la seconda stagione.

Otto puntate sono facilmente sopportabili, anche per gli scettici, quindi ve la consiglio. Guardatela e fatemi sapere che ve ne pare.

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