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Weightlifting Fairy Kim Bok-joo

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Kim Bok-joo

Come avevo preventivato, con l’inizio del campionato di Futsal il tempo libero a mia disposizione si è ridotto drasticamente e quando come me sei appassionata di serie tv coreane, questo costituisce un gran problema, vista la loro lunghezza.
Weightlifting Fairy Kim Bok-joo è l’ultimo “drama” visto prima dell’inizio di ottobre ed era da un po’ che volevo scriverne.

Kim Bok-joo è un’atleta. La sua specialità è il sollevamento pesi.
Frequenta un’università sportiva nella quale diverse sono le discipline praticate, dalla ginnastica ritmica al nuoto. Il drama E’ ispirato alla vera storia della campionessa olimpica di sollevamento pesi coreana Jang Mi-ran.

La storia è una classica narrazione del passaggio dall’età tardo adolescenziale a quella adulta attraverso le difficoltà che questo periodo della vita comporta: dall’amore alla scoperta dell’amicizia vera, dal rapporto spesso controverso con i genitori a quello con se stessi fino a chiedersi il perché delle proprie passioni: sono davvero quello che vogliamo o stiamo semplicemente seguendo il sogno di qualcun altro?

Kim Bok-joo fa parte della squadra femminile di sollevamento pesi, in continuo e costante opposizione con quella di ginnastica ritmica. Tra le atlete delle due discipline c’è sempre grande rivalità e le piccole angherie sono all’ordine del giorno.
Ovviamente arriva la svolta sentimentale a complicare una situazione già delicata per la protagonista. Kim Bok-joo (Lee Sung-kyung) s’innamora di Jung Joon-hyung (Nam Joo-hyuk), star della squadra di nuoto ma con una grande ferita dal passato che gli crea non pochi problemi nelle relazioni e in particolar modo durante le gare.
C’è però una linea narrativa che in questa serie ha colpito particolarmente il mio immaginario personale, la centralità della questione del proprio peso corporeo.

Da un lato la protagonista che si ritrova nella condizione di dover cambiare categoria di gara e quindi aumentare il suo peso, dall’altra le ginnaste costantemente controllate e spronate a perdere peso.
Nel mezzo la consuete difficoltà dell’adolescenza e l’immancabile ansia da prestazione sportiva.
Nella serie viene tratteggiato anche il tema dei disturbi alimentari come bulimia ed anoressia e di come sia fondamentale in questi casi chiedere l’aiuto di uno specialista.
Nulla di più attuale in un modello di società come quella occidentale divisa tra il consumo ossessivo-compulsivo di junk food e la ricerca del peso perfetto attraverso preparati che promettono miracoli.

Sebbene all’apparenza possa sembrare una serie “leggera” non mancano però gli spunti che la rendono avvincente.
Nonostante tutto, sarà per la mia formazione sportiva, per l’intera durata della serie, la questione “peso” ha continuato a rivestire per me una importanza centrale.
Se a questo aggiungete la tendenza sociale coreana a considerare “più magro è più bello” e che la bellezza femminile viene vincolata soprattutto ad un corpo snello, forse anche troppo, capirete il perché di questo mio atteggiamento molto sensibile sull’argomento.

Mi sono riconciliata con la serie proprio sun messaggio finale. Mi sono sentita, sollevata perché si orienta quasi controcorrente rispetto alla cultura dominante: “bisogna stare bene con se stessi nel modo in cui siamo.”
La consiglio? Si.

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