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Videogame

Posso fare la Piscia sul Troll? S01E00

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Ho giocato a World of Warcraft per otto anni, pagando per giocare e mi sono sempre chiesto se non avessi più un centesimo da dedicare al gaming, al video trattino gaming potrei ancora dedicarmi a questo passatempo?
Giocare al computer dal VIC-20 in poi ha accompagnato gran parte della mia vita.
Il mio posto preferito per giocare prima della rivoluzione “tech” era il tappeto di casa di mia nonna. In realtà andava bene qualsiasi tappeto a patto che fosse molto ampio. In sostituzione andavano bene anche i letti matrimoniali.
C’erano sempre delle storie che inventavo, delle avventure. Il vantaggio di giocare da soli è nella libertà di decidere i protagonisti e gli antagonisti delle storie che avrei animato. I pezzi di dama spaiati diventavano alieni terribili che combattono per affondare una portaerei fatta di mattoncini della quale sento ancora la mancanza oltre trent’anni dopo.
Cercando materiale per questo pezzo ho scoperto che quella portaerei della seconda guerra mondiale era prodotta in Germania da una azienda spagnola la Tente, per la sua linea MAR. Oggi varrebbe circa 150 euro, nella sua scatola originale.


Ecco non facciamo mai caso al valore futuro di un oggetto del presente.
Sono arrivati poi il VIC20 e il Commodore 64, priva versione, marrone.
I video game c’erano la prima volta che mi hanno fatto una risonanza magnetica al cervello su un macchinario sperimentale all’Università dell’Aquila, infilandomi di straforo nel protocollo sperimentale dello strumento diagnostico.
Edicola all’angolo, cassette per Commodore 64, Wargames.
Quando stai male, molto male i genitori tendono ad accontentarti un po’ perché si sentono in colpa e molto perché loro figlio ha già una esistenza di merda non è il caso di infierire oltre negandogli anche un po’ di divertimento.
Accettano anche di metterti la flebo nel braccio che non usi per il joystick così almeno puoi continuare a giocare e non ti ammazzi dalla noia.
I videogiochi sono questo, un ponte dalla realtà verso la fantasia e lo sono rimasti anche per tutta la mia vita adulta.


Abbonamento LifeTime a Lord of the Rings Online e StarTrek Online, pezzi interi di vita passati in un mondo che esiste perché qualcuno l’ha immaginato, ma sono stato io, siamo stati noi a riempirlo di ricordi e renderlo vivo.
Noi, perché questi sono giochi massivi, multiplayer, ci gioca  un sacco di gente, di umani. Contemporaneamente.
Un mondo che è stato anche il luogo dove rifugiarsi, dove poter essere normale quando nessuno pensa che tu lo sia e anche la tua scheda medica asserisce che c’è qualcosa che non va.
Un luogo digitale dove le regole sono uguali per tutti e se sbagli ti puniranno e puoi stare certo di questo.


Dove la diversità è un valore aggiunto e non una minusvalenza. Dove non importa il tuo aspetto fisico ma quello che sei, quello che dici e quello che pensi.
Volevo chiamare questa serie, di articoli e di video: “Senza Soldi”, poi però ho ricordato il motivo per cui ho iniziato a scrivere questa puntata zero.

Accompagnatemi ancora indietro nel tempo, non troppo però.
Lord of the Rings Online, Anthea e Tiziano. Insieme non fanno la metà dei miei anni. Due computer rimediati alla meno peggio, portatili “scassoni” che qualcuno aveva relegato tra gli obsoleti.
Grafica ridotta al minimo e la nostra banda di nani, si ho giocato con loro dei nani anche se io odio i nani, a spasso per Celondim per risolvere i problemi della “gente” e salvare il “mondo” dall’oscurità.
Entriamo in quello che in gergo è un “open world dungeon”, io cerco di spiegare cosa accadrà e cosa dovranno fare.
Loro invece fanno quello che fanno di solito i bimbi, ti stupiscono.

Iniziano a saltare su un troll di pietra, per vedere se riescono a saltare fin sulla testa. Con le gambette corte del personaggio non è proprio facile. Quando dico loro di scendere loro si voltano verso di me, si eravamo tutti nella stessa stanza e mi chiedono: “possiamo fare la piscia sul troll?”.
Oggi come ieri non ho saputo rispondere, non c’è una “emote” adatta per simulare la minzione e comunque ero troppo impegnato a ridere per rifletterci troppo.
Ecco questa serie si chiamerà: “posso fare la piscia sul troll?”
Vorrei regalare l’accesso a un mondo come quello a bimbi come loro.
Proverò a giocare non spendendo soldi, cercando di farlo con un gioco abbastanza dignitoso da non sembrare ridicolo.
Vorrei poter far giocare tutti i bimbi che non possono permetterselo, portarli in un mondo diverso da quello che vivono tutti i giorni e anche solo per un istante fargli dimenticare la sofferenza.
Vorrei far giocare quelli che: “non posso spendere i soldi per i videogames”, perché in effetti costano tanto e i budget delle famiglie non sono spesso elastici abbastanza.

Portarli con me in qualcosa di simile alla giungla del Vietnam di Seal Team, comprato in un mediaworld al confine tra Olanda e Germania. Perché quando sei solo, ti senti sempre più solo. C’è un posto però, dove altri come te non ti faranno sentire diverso.
Per aprire quella porta ho bisogno di un computer, un mouse e un po’ d’ingegno.
Quando non hai soldi, la tua moneta più preziosa è il tempo.
Tempo per studiare, tempo per costruire e tempo per sognare.
 

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