Film

A rainy day in New York

Ci sono film che sono sul PC e non ricordo nemmeno come ci sono arrivati.
“A Rainy day in New York” è l’ultimo di questi ciottoli cinematografici caduti dal torrente e arenati nell’ansa del mio hard disk.
Un film di Woody Allen, forse una delle ultime cose che Federica mi ha chiesto e che poi è venuta via con me.
Lo guardo?
Perchè non dovrei? Non ho la connessione a casa da quasi due giorni, quindi non posso usare il MySky oppure accedere ad Amazon Prime Video, non ho alternative.
Niente gaming, only movies.
Abbiamo New York City a fare da sfondo e da attore protagonista di questa pellicola con visi di attori che non riesco a collegare ad un nome e quei visi invece familiari ai quali posso sono collegare un vanesio ricordo.
La voce narrante come nei film noir degli anni venti, come nei romanzi di Chandler, Raymond non Muriel Bing che già vi vedo folgorati sulla via di Damasco dal pensiero: “ah già quello di Friends”.

Il sarcasmo, divertente se usato come strumento di conversazione tra due individui in grado di comprenderlo. Il retrogusto caustico della battuta forbita, del lemma ricercato. Quello strale lanciato in giro così senza pensarci troppo.
Adoro la pioggia e questa pellicola odora di temporale.
Arriva in scena Jude Law, lui l’ho riconosciuto, subito, a mia parziale discolpa.
La narrazione lascia che New York mi scivoli davanti agli occhi come fanno i pensieri sullo sfondo della mente, risuonando però come un profumo noto, come il pane caldo appena sfornato.


La NY degli anni trenta, i suoi luoghi, i suoi colori.
Vecchi film, la pioggia, il grigio che è un colore anche se io non lo distinguo bene.
I capelli spettinati, il pianoforte. Dovevo imparare a suonare uno strumento.
Scelgo il finale bello anche se sono più bravo a scriverne uno senza baci e abbracci.
“Everything is about sex, even economy”

“He wants to be like you. That’s why he is using my aftershave and my wife”w.
Close-up, primo piano stretto.
Showbiz, attori, gonne corte e capelli bagnati dalla pioggia.
“Real Life is for people who can’t do any better”
Il protagonista vince a poker mentre la tipa gli mette le corna. Lo sapevo, gli adagi popolari non mentono mai.
“Drink is always an answer but don’t mix grain and grapes”


Dialoghi che tessono il filo della mia attenzione, rendono sopportabile l’invitabile indugiare sull’ennesimo scorcio di una città che è unica anche se l’osservi con occhio distratto. Una scoptofilia inutile, ridondante e a tratti brutta, come la mia calligrafia.
Twist.
Gary Indiana, Hook and Hookers. Sopracciglia e sorprese, appunti presi a caso e flusso di coscienza.
Dubliners.
Alla fine vince lui, Woody Allen.
“Casual Recreation for a fee”.

Tags

About the author

Miriael

Add Comment

Click here to post a comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.