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Mount & Blade 2: Bannerlord. La mia storia.

“Dovevamo assegnarle nuove terre, lo sai tu e lo sanno anche gli altri. Questo è stato un errore che pagheremo caro”.
Un lungo sorso dal bicchiere scheggiato e poi il tondo sul tavolo della taverna.
“Rhagaea l’ha voluta tra i nostri pari e ora la tratta come una cortigiana qualsiasi.”
Si accarezza la testa pelata Zeno, mentre Oros alza la mano per richiamare l’attenzione dell’oste, poi indica con la stessa, il suo tavolo e il numero di birre che vuole siano servite.
Hanno la testa bassa, rivolta al vecchio tavolo scheggiato, scolpito da storie incise con il coltello, i volti illuminati dal giallo delle candele di grasso di maiale e cera, avvolti da quella nuvola stantia di sudore e sangue.


Un rumore di legno che si scheggia in direzione dell’ingresso della locanda, le teste si voltano e da quell’ingresso appare Ira, meglio il suo scudo tondo.
“Cosa avete da guardare”, urla a tutti i presenti senza rivolgersi a nessuno in particolare. Qualcuno si toglie le schegge dai capelli altri dal piatto. A parte i due compagni d’arme e suoi pari nessuno dei presenti osa proferire parola.
Avanza verso il tavolo, Oros le fa spazio.
“C’è la sua guardia personale in piazza d’armi che ridipinge gli scudi, di bianco”.
Afferra il boccale davanti a barbuto nobile dell’Impero del Sud, una lunga sorsata e poi prosegue.
“Quello è un atto di guerra, interna, civile.”
“Quella donna aveva sedici anni quando ha condotto il suo primo assalto alle mura di un castello dell’Impero del Nord, senza testuggini, senza torri, solo con le scale”.
Scuote la testa Ira, quasi disperata.
“Ho servito con lei, i suoi uomini la seguirebbero all’inferno sicuri che lei li riporterebbe indietro.”
Interrompe il suo silenzio Zeno e quasi distrattamente passa la mano sulla fiamma della candela al lato del tavolo.
“Era il 75, credo in autunno, settembre, eravamo in guerra. Aveva una manciata di uomini, circa 30 e aveva l’incarico di ripulire dai predoni le montagne lungo il confine con l’Impero del Nord. Lei ne aveva approfittato per farsi un nome attaccando le carovane di merci nemiche”, sembra raccontare a tutti e a nessuno. Lo sguardo perso nel ricordo e la taverna si zittisce all’improvviso e segue la sua voce roca, profonda, traversata da quella cicatrice che tappezza la sua gola.
“Eravamo in guerra, il Nord aveva delle compagnie di ventura che fungevano da avanguardie, s’era sparsa la voce che c’era una banda armata del Sud condotta da una donna che attaccava le linee di rifornimento.”
Oros si strofina il mento come ha scacciare una macchia sui ricordi, come a radunare i pensieri.
“Non aveva mai combattuto contro guerrieri di professione, quando si trovò accerchiata le offrirono le condizioni di resa. Avrebbe potuto salvare la sua fortuna personale mandando al massacro i suoi uomini e giocandosi le sue carte in una fuga”.
Prese alcune monete dalla sua sacca alla cinta e le gettò sul tavolo.
“Pagò per i suoi uomini, per la loro salvezza. Da allora le sono fedeli, oltre le soglie dell’Ade.”

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Miriael

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