Videogame

Dark and Light: Shard of Faith

Tornare ad un sandbox che si è già giocato comporta un atto di fede, un po’ come quella nel nuovo capitolo di questo gioco.
DNL, questo l’acronimo del videogame ha avuto una infanzia difficile.
L’attuale sviluppatore la Snails Game acquistò i diritti del gioco nel 2008. In origine si trattava di un titolo “pay to play”, lanciato nel 2006 dalla NPCube e dalla Farlan Entertainment. Un mmorpg classico, visuale in terza persona, elfi e nani insomma le razze canoniche e un mondo fantasy. Dopo due soli anni e senza nessun annuncio ufficiale da parte del distributore, i server nel 2008 sono stati disconnessi.
Che l’operazione commerciale non fosse tra le più limpide lo si poteva intuire dalla collocazione geografica delle parti coinvolte.
La NPCube aveva sede legale e operativa sull’isola francese di Reunion, nell’oceano indiano mentre la Farlan Entertainment aveva sede nelle isole Mauritius.

Le recensioni negative sui maggiori portali di videogames e tutta una serie di problemi tecnici, badate bene, tipici nel lancio di un mmorpg sembravano aver inchiodato il coperchio della bara per questo titolo.

Dopo un solo anno di operazioni, correva l’anno del signore 2007, la VWORLD trascina davanti da una corte francese, editore e sviluppatore del gioco. C’era già stato un feroce scambio legale tra le NPCube e la VWORLD a fine 2006, la prima accusava la seconda di essere responsabile dei problemi tecnici del gioco in virtù del suo coinvolgimento tecnologico nello sviluppo del motore grafico di DNL. Peccato che la corte stabilirà che non c’è relazione di causa effetto tra la partecipazione allo sviluppo del titolo da parte della VWORLD e le pessime prestazioni del gioco ma stabilirà inoltre che proprio quel motore grafico “Mafate” faceva uso di tecnologie proprietarie della VWORLD per la generazione del terreno. Condannata per 50.000 euro la NPCube si trova ormai in ginocchio.
Il distributore asiatico del titolo la SNAIL Game acquista l’anno successivo il marchio e i diritti di sviluppo all’asta fallimentare durante la quale i creditori cercavano in qualche modo di recuperare parte delle perdite.


Passano nove anni e nel 2017 in “early access” viene lanciato questo survival sandbox fantasy. Motore grafico Unreal 4, meccaniche molto simili al titolo: Ark Survival Evolved.
Sebbene non sia ancora stato ufficialmente lanciato il titolo subisce diversi colpi da parte della critica e di quei giocatori che entusiasti l’avevano acquistano nonostante fosse in una fase iniziale di sviluppo.
Due anni dopo quella fase non sembra aver portato ad un client definitivo tanto da giungere su Steam la comunicazione che la cinese Snail Game avrebbe ripreso lo sviluppo del titolo.
“Avrebbe ripreso”, si era interrotto senza avvertire i propri clienti?

Arriva così “Shard of Faith”.
Decido di fare anche io questo atto di fede e decido di scaricare il client.
Nove giga di spazio non si negano praticamente a nessuno.
Installazione velocissima, lancio del game un filo troppo lento per i miei gusti nonostante la velocità del disco fisso e mi immergo in questo nuovo mondo.
Emergo nove ore dopo.

Se non fosse per le meccaniche di riparazione degli oggetti e per la strana alternanza di creature mitologiche come i cervi luminescenti che condividono il pascolo con delle normalissime pecore, il gioco non sarebbe nemmeno male.
Certo un mondo fantasy dove gli NPC sono confinati a degli avamposti isolati non è il massimo, la tecnologia per animare un mondo virtuale esiste ed è ampiamente in funzione con successo in moltissimi titoli.
I paesaggi sono davvero ben realizzati, la varietà di biomi rende il paesaggio credibile e funzionale all’immersione nell’ambiente circostante.
Com in ogni sandbox survival che si rispetti il gioco non vi prende per mano, certo non vi abbandona seminudo su una spiaggia piena di dinosauri ma nemmeno vi conduce attraverso hub di quest.
Lo rigiocherò?
Probabilmente.
Spesso?
Non se riesco a mettere le mani su una copia a basso prezzo di Fallout 76 per console.

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Miriael

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