Serie TV

Away, la delusione spaziale

Sarà che Hilary Swank ha sempre questa aria sofferente quando recita, sarà che quando la guardo non capisco mai la differenza tra quando piange o quando è felice.
Sarà che dopo anni di Kebal Space Program e di sbarchi di pixel su pianeti, di letture e manuali sull’argomento sono meno tollerante alle imprecisioni di meccanica spaziale soprattutto quando sono incomprensibili concessioni che non aggiungo nulla alla narrativa della serie.

Alla decima puntata ero felice di aver perso tempo, più per tutte le imprecisioni, le assurdità e gli scontati plot narrativi che per l’epilogo della serie.
Sono sbarcati su Marte, più per fede che per scienza.
Temo una seconda stagione, perché “Hollywood” ha sposato di nuovo la narrativa della frontiera, questa volta quella spaziale.
L’accelerato impulso ritrovato in questi ultimi anni, mi fa ritrovare tutti con il naso all’insù, anche se solo figurativamente.
Curioso, interessato a scoprire una nuova narrativa, uno sguardo diverso alla conquista del pianeta rosso, Marte.
Sappiamo così poco di quello che c’è li fuori, nello spazio, da lasciare ampio spazio alla fantasia.

Quindi Away che impressione m’ha fatto?
Una brutta impressione, c’è una serie francese su RaiPlay che mi provoca meno repulsione e più interesse di questa.
Non è che non abbia quegli attimi di brillantezza e che non si scosta dagli stereotipi riciclati.
Inomma c’è tanta roba migliore di questa in giro.

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Miriael

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