Detachment

Scorrevo pigramente la timeline di Facebook, forse m’era sfuggita qualche comunicazione aziendale.
Inciampo in un breve video, accompagnato da qualche frasetta appesa al confine tra il motivazionale e il rantolo.
C’era però qualcosa in quel fermo immagine che ha catturato la mia attenzione.

Grigio, triste, una lavagna alle spalle, un uomo con l’espressione infelice.
Le mani nelle tasche, il viso che riflette una sofferenza che arriva da dentro, che s’espande come una corazza e lascia impermeabili alle parole, ai gesti. Asciuga i sentimenti.

Questa è una pellicola che mi guarda negli occhi, che picchia duro nello stomaco, nel cuore e nella mente.
Non pretende di piacere a tutti, non cerca di edulcorare la pillola.
Guardare in faccia la realtà e scoprire che non si è: belli-intelligenti-talentuosi come si crede è un duro colpo. Richiede un distacco dal proprio ego, da quel sogno di vita che va perseguito e non inseguito.

Adoro raccontare, esattamente come accade in questo lavoro cinematografico.
Guardando i protagonisti da vicino, vicinissimo.
Primi piani, talvolta strettissimi.


C’è un cast di attori di fama internazionale e la loro arte probabilmente veicola più facilmente questa narrazione attraverso lo schermo e me la ritrovo qui incastrata tra le cose che scrivo.

C’è Lucv Liu che è bella anche a cinquant’anni e anche abbigliata come un insegnante di una High School americana sul punto di collassare accademicamente ed essere chiusa.

Storie di ragazzi, di ragazze, di debolezza e di vite spezzate e tenute insieme da una impasto di lacrime e disperazione.
Storie di uomini e di donne.
Ho guardato questo film con lo stesso terrore con il quale si guarda dentro se stessi, perché gli echi di quelle parole, di questa storia non sono solo una finzione, solo la rappresentazione di una realtà che rifiutiamo di affrontare perché è troppo dolorosa.

“Dicono che il suicidio è una soluzione definitiva ad un problema temporaneo, vediamo se è vero”.
Credo di aver portato le mani al viso, come fanno i bambini e di aver scosso la testa.



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