Love Never Dies – Musical Brutti

Spesso accade che dai libri traggano film o, come in questo caso, musical.
A volte sono anche prodotti di livello, così registi o compositori, spinti dall’onda del successo, decidono di produrre anche dei seguiti.
Seguiti che nessuno ha chiesto. Seguiti che per gli appassionati non esistono. Seguiti di cui non avevamo bisogno.
Insomma, in due parole: seguiti brutti.
Ebbene, è il caso di Love Never Dies, seguito del fortunatissimo musical The Phantom of the Opera di Andrew Lloyd Webber.
Perché è un musical brutto? I motivi sono diversi.

Partiamo dal titolo – no, per me nemmeno il titolo si salva – che ricorda un classico harmony. Un classico harmony brutto.
Se non sapessi che si tratta del sequel di The Phantom of the Opera non riuscirei a credere che parli del temuto Fantasma che tutti abbiamo conosciuto.
No, Love Never Dies non si può sentire, in tutti i sensi.
Ma andiamo con ordine.

Ma vogliamo parlare della maschera glitterata?

La trama del musical è più o meno questa:
Sono passati dieci anni dalla notte della catastrofe all’Opera Populaire e il Phantom, aiutato da Madame Giry e da Meg, è fuggito in America e a Coney Island ha dato vita a Phantasma, una sorta di parco dei divertimenti.
Christine ha sposato Raoul e viene ingaggiata per cantare all’inaugurazione del Metropolitan Opera House, ingaggio che lei accetta perché i De Chagny sono caduti in disgrazia. Con loro, c’è anche il figlio Gustave.

Il musical parte a bomba con il Phantom che rimpiange Christine. La scena sarebbe anche decente se non fosse per il santino enorme di lei sullo sfondo.
Piccola parentesi: Ben Lewis, l’interprete del Fantasma, ha costantemente gli occhi sgranati da: “non mi aspettavo una supposta”, sicché mi sono chiesta: ma ha capito che non è il musical de L’Esorcista? No perché fra lui e Regan non c’è molta differenza.

Andando avanti, il musical procede nell’assurdità più totale.
Il Phantom non potrebbe essere più Out of Character (da qui in poi abbreviato in OOC). Davvero, ha forse battuto la testa? Si piange addosso e sembra l’ombra di se stesso. Insomma, stiamo parlando di un pluriomicida con l’hobby dell’impiccagione che nel primo musical ha elargito minacce e ricatti come fossero sospiri. Possibile che si sia rammollito tutto d’un botto?

Scopriamo che Madame Giry e Meg hanno aiutato il Phantom a mettere su Phantasma. Dico io, possibile che nessuno si sia mai chiesto chi accidenti sia Mr. Y, da dove sia spuntato fuori e soprattutto come e dove abbia trovato tutti i soldi per costruire un parco divertimenti?
Domande che non troveranno mai una risposta, ve lo dico da subito.

Meg innamorata del Fantasma non riesco proprio a spiegarmelo. Non c’è un accenno di background, un ricordo, un momento in cui viene mostrato un qualcosa che possa aver fatto innamorare Meg o comunque che l’abbia avvicinata a lui.

Meg innamorata del Fantasma vi sembra che non stia in piedi? Ma parliamo di Raoul ubriacone, dedito al gioco d’azzardo e pieno di debiti.
Per carità, in dieci anni possono accadere tante cose, ma in due ore di musical – e due ore sono un’eternità – lo sceneggiatore poteva anche ritagliare due battute in croce per spiegare cosa ha portato Raoul a comportarsi in un determinato modo. Non so, gli è morto il gatto e lui è rimasto traumatizzato. È una spiegazione migliore del “perché sì”.
Raoul è più OOC del Phantom.

Arriviamo all’unico brano secondo me di rilievo di tutto il musical: Beneath a Moonless Sky.
Pensate che non abbia trovato nulla di strano? Vi sbagliate.
1 – lo svenimento di Christine, con tanto di avambraccio sulla fronte, è credibile quanto una moneta da 5 euro.
2 – il Phantom remissivo e intimorito è la sua versione tarocca, vero?
3 – Christine afferma di essere stata lei ad averlo trovato. Bene, mi sorge spontaneo chiedermi: come ha fatto se era una “notte troppo scura per vedere”? Sembrerà una sciocchezza, ma se lei, da sola, lo ha trovato senza troppi problemi, perché non c’è riuscita la polizia di mezza Francia che gli dava la caccia? Mistero.
4 – Mi rivolgo ora al Phantom, che dopo la notte d’amore con Christine, vergognandosi del suo volto, se ne va lasciandola sola: Phantom caro, ma dopo che lei te l’ha data, secondo te, quanto gliene poteva fregare del tuo viso sfigurato?
5 – Christine cerca il Phantom prima del matrimonio con Raoul, perché pentita della sua scelta. Adesso io ho un dubbio sulle tempistiche: Madame Giry afferma di aver aiutato il Phantom a raggiungere Calais, quindi Christine lo ha trovato mentre lui era ancora a Parigi. Possibile che si sia accorta di aver fatto la scelta sbagliata e di amare in realtà il Phantom tipo il giorno dopo aver scelto Raoul?

Finalmente, dopo 40 minuti di musical, il Phantom si ricorda chi è e inizia a minacciare: se Christine non canterà un’ultima volta per lui, ucciderà il piccolo Gustave.
Ora, il bambino ha 10 anni: Phantom, sei un genio, non pensavo ti servisse il pallottoliere per fare 2+2.

La vetta del trash, però, il musical la raggiunge con Dear Old Friend, il coretto fra Christine, Meg, Raoul e Madame Giry. Non so se voleva essere uno stacco divertente, ma di certo è uno stacco brutto.


Lasciatemelo dire: Gustave è una palla al piede ed è sveglio quanto un bradipo sedato. In fondo, però, è pur sempre figlio di Christine.

Quando il Phantom realizza finalmente che Gustave è suo figlio e tu ti sei quasi convinto che il musical non possa peggiorare, ecco che parte il brano pseudo-rock The Beauty Underneath. Il testo non è tanto male, il problema è il bambino che ogni 3×2 urla “yes”. Non so, forse è un problema mio, ma per me è abbastanza disturbante. Merita un WTF? in caps lock.

La sceneggiatura degenera ancora quando c’è il confronto fra il Phantom e Christine, dove lui esordisce con un: “devi confessarmi qualcosa?” in stile brutta telenovela sud americana. Christine rivela la vera identità del padre di Gustave e il Phantom subito preda di una sincope è oro.
Non ho mai riso così tanto in vita mia, davvero.

Per tutta la durata della prima ora di musical, sembra di guardare un film della Disney. Anzi, no, scusate: penso che Biancaneve sia più terrificante e con una trama più forte.

Arriviamo al confronto fra il Phantom e Raoul. Adesso, io voglio sapere perché il Phantom non lo fa fuori come avrebbe di certo fatto in passato, ma propone una sorta di scommessa: se Christine canterà, Raoul tornerà in Francia da solo, se invece Christine non canterà, il Phantom li lascerà in pace e pagherà tutti i loro debiti.
Ovviamente, Christine è all’oscuro di tutto e come nel primo musical si ritrova a fare la parte del pacco postale o del soprammobile. Anche se, devo confessarlo, in Love Never Dies è leggermente più sveglia. Leggermente.

Parliamoci chiaro: l’amore del Phantom era e resta malato.
Io adoro il suo personaggio e nel corso di tutti questi anni ho maturato alcune idee:
1 – Il Phantom non ama Christine, ne è solo ossessionato.
2 – Il Phantom si ritrova a essere un analfabeta sentimentale per il semplice fatto che nessuno si è mai preso la briga di amarlo.
3 – Se da una parte il Phantom non è un personaggio positivo, dall’altra è una persona che ha conosciuto solo orrore nella propria vita e di conseguenza si è trasformato nel mostro che gli altri credevano che fosse. Questo, però, non gli impedisce una potenziale redenzione.
4 – Per quel che vale, secondo me il Phantom capisce cos’è l’amore nel momento in cui lascia libera Christine.
Il punto 4 è il motivo per cui, a mio avviso, questo sequel non ha senso.

Alla fine Christine canta e dopo 1 h e 40 minuti di ‘sto delirio lei e il Phantom limonano.
Lieto fine? Poveri illusi.
Meg ha rapito Gustave, intenzionata ad annegarlo. Sulla scena ci sono lei, il Phantom, Christine e Madame Giry. C’è il confronto, un inutile e patetico confronto in cui Meg confessa che lei si è sempre esibita affinché il Phantom la notasse e, non so per quale motivo, si è anche prostituita.
Ora, io non vedo alcun nesso: perché al Phantom dovrebbe interessare? Insomma, Meg non gli ha mai né detto né fatto capire che lo ama. Doveva forse essere un plot twist di trama? Bene, non lo è.
Il Phantom, che ci è stato presentato come un manipolatore che con le parole ci sa fare, riesce a dire la cosa sbagliata, al momento sbagliato a una Meg armata di pistola: “non tutti siamo Christine”. Risultato? Parte un colpo e Christine muore male, in una lunga agonia (per lo spettatore) in cui viene ribadito che “Love never dies” e che “bisogna guardare con il cuore e non con gli occhi”.
Phantom, tu che urli di chiamare un medico, ma te lo ricordi che in Persia eri un dottore? Ma tuttappost?

Finalmente, arriviamo alla parte più bella di tutto il musical: i titoli di coda.

Vorrei aggiungere tante altre cose, ma mi limito a dire che Love Never Dies non regge affatto il confronto con The Phantom of the Opera e che se anche lo si volesse guardare come opera a sé stante, rimarrebbe comunque brutto.
Se non erro, questo musical è stato il più grande flop di Webber e adesso che l’ho visto, dopo anni di giustificati tentennamenti, ne capisco il motivo.

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