Extracurricular

Una serie koreana (dovrei scriverla con la C?) di quelle che lambiscono da mesi il confine della mia attenzione. C’era qualcosa di “tech” nel trailer che aveva destato la mia attenzione. Ci sono però anche troppi teenagers e mentre scorrevano le immagini sullo schermo io m’immaginavo sommerso da una storia stile “jappo” tutta Teen & High School, insomma quei drama che evito solitamente come s’evita oggi il Covid 19.

Una notte, complice la mancanza di sonno, ho premuto il tasto play.
Netflix non mi tradire.
Fino alla fine della seconda puntata mi sono sentito ingannato, dall’algoritmo della piattaforma di streaming e dalla mancanza di sonno. All’improvviso però ecco che arriva, inattesa, una svolta narrativa.  Quella che avevo fino a pochi istanti prima maledetto come l’ennesima sequela di drammi adolescenziali insulsi, diventa un noir.
Le sfumature narrative, le scelte morali, assumono l’intero spettro del grigio. Mi sono trovato immerso in una storia magistralmente narrata al confine tra il giusto e quello che tutti considerano sbagliato.
Ho incontrato personaggio che ho amato, la protagonista femminile. Personaggi che ho odiato, altri che ho rispettato.

Dieci puntate, volano via troppo in fretta.
Restano incastrati tra i mie pensieri quei temi sociali, che costituiscono il propulsore di questa opera creativa.
Sex Trafficking, bullismo.
Vite al limite e vite oltre il limite.

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