Soul – film “meh”

Ebbene, avevo intenzione di lavorare a maglia, poi il mio amico Mauro mi ha chiesto se stessi scrivendo “roba seria”.
In quest’ultimo mese mi sono dedicata alle fanfictions e diciamo che sono andata in ferie, così ho riflettuto su quel “stai scrivendo roba seria?” e alla fine ho deciso di raccontare cosa mi ha lasciato il film Disney-Pixar Soul.
Non so se sarà “roba seria”, ma è “roba diversa”.

Partiamo da un presupposto: io seguo fedelmente il disneyanesimo, ma ammetto che ogni tanto anche questa religione sforna ciofeche o qualcosa che, seppur carino, non mi lascia nulla.
Andrò dunque controcorrente e contro l’entusiasmo generale dicendo che Soul non mi ha lasciato nulla.

I creatori sono gli stessi di Inside-Out, film sulle emozioni che ha attirato anche l’attenzione di molti psicologi, e di Coco, film che mi ha fatto piangere anche l’anima perché, almeno nel mio caso, ha toccato nervi scoperti.
Soul, invece, per quanto le tematiche fossero interessanti… niente, mi ha regalato un’oretta godibile, leggermente commovente.

Joe Gardner è un prof di musica che sogna di suonare jazz in un famoso locale di New York. Grazie a un suo ex allieve ottiene l’ingaggio ma, come ci insegna Leopardi, la vita è stronza (o una cosa simile) e Joe muore, ritrovandosi all’Altro Mondo.
Davanti alla fantastica prospettiva di scoppiare come un palloncino contro una parete bianca, Joe tenta la fuga e si ritrova nell’Ante Mondo. Qui, le nuove anime sono preparate per andare sulla terra. A ognuna di loro è affidato un mentore e Joe, che non vuole crepare male prima di aver realizzato il suo sogno, pensa altruisticamente: “ehi, se l’anima ottiene il Pass per andare sulla terra, posso rubarglielo e tornare nel mio corpo!”.
Si spaccia dunque per un mentore, gli viene appioppata l’anima 22 che è riuscita a farsi odiare anche da Madre Teresa.
In soldoni, Joe riesce a tornare indietro grazie all’aiuto di alcuni svitati, peccato che si trascini dietro 22: Joe finisce nel corpo di un gatto e 22 in quello di Joe.

Perché questo film non mi ha entusiasmato? Per la superficialità con cui sono stati trattati alcuni argomenti.
Per esempio, le anime perdute. Ovvero le anime di coloro che si sono “spenti”, che sono imprigionati da ansie, da paure, depressione e da una vita magari insoddisfacente. A mio avviso, era oro che è stato trasformato in merda nel momento in cui l’argomento è stato trattato in modo superficiale. Qualche bella parola, la musichetta di tre squilibrati e – puf! – l’anima si ripiglia e la persona riscopre la bellezza della vita.
No, fermi tutti.
Davvero?
Si poteva creare un film solo su questo, ve ne rendete conto? Certo, un film cupo, ma che avrebbe trattato una tematica importante, che affligge l’intera società.

E invece no, a noi è toccato seguire le (dis)avventure di 22 e di gatto-Joe.
22, che non ha mai ottenuto il Pass perché troppo spaventata dalla vita terrena, scopre che vivere non è poi così malaccio, perché insomma: il sole, il vento, la pizza, le chiacchiere con la gente… in soldoni, la sagra dei luoghi comuni dell’americano slogan: “ehi, la vita è bella!”.
Joe, invece, capisce che il sogno della sua vita (diventare un musicista jazz, per intenderci) è sì importante, ma lo sono di più gli affetti e la bellezza che il mondo può offrire, quindi ottenuta la sua seconda possibilità non si capisce bene se darà valore a ciò che possiede o se mollerà tutto e si metterà a fissare il cielo.

Magari sono io ad avere un cuore di pietra, ma a me è sembrato tutto troppo stucchevole, troppo “fiabesco”.
Non voglio dire che la vita faccia schifo, ma nemmeno che è bella perché il cielo è azzurro o perché esiste la pizza. No, credo esistano cose molto più importanti che rendono la vita degna di essere vissuta: essere altruista? Seguire le proprie passioni? Essere una persona che si migliora ogni giorno? Per rimanere su altri luoghi comuni un po’ più di spessore, eh.
Soul vorrebbe essere un film che lancia un messaggio importante, ovvero: “siate grati per la vita”, ma è un messaggio che fatica ad arrivare, che in un’ora e passa di film non riesce a rispondere davvero alla domanda: “perché?”.

Giudizio completamente negativo? Direi di no. La colonna sonora è meravigliosa e Paola Cortellesi al doppiaggio di 22 è stata bravissima come sempre. Colori e ambientazioni, poi, ti trasportano nella pellicola e ti sembra di essere davvero lì.
A parte questo, però, Soul non mi ha lasciato granché. Sì, okay, rifletterò sulle anime perdute, ma mi rimarrà l’amaro in bocca perché è stato un argomento appena sfiorato e che, lo ripeto, secondo me aveva un grande potenziale narrativo.

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