Insurmountable

Non c’era sul mercato un videogioco che provasse a raccontare, l’epica delle scalate in montagna.
Sono uno sport, eppure nessuno si era mai cimentato nella realizzazione di un titolo in questo ambito.
Almeno fino all’arrivo di Insurmountable.

L’ho provato in beta, poi aggiunto alla wishlist di Steam. Finalmente quando è approdato sul mercato, ho preso un profondo respiro e mi sono cimentato con questo gioco.
All’apparenza semplice. Siete uno scalatore solitario, dovete raggiungere una cima, scegliendo un percorso.
Il terreno di gioco è suddiviso in esagoni, che rappresentano un tipo di terreno. Bisogna tener conto delle condizioni metereologiche, dell’altitudine e del tempo di gioco. Giorno e notte, costituiscono abissali differenze per uno scalatore.

Al primo tentativo di scalata, ho raggiunto la vetta. Sono morto nel tentativo di discendere verso il campo base, dall’altra parte della montagna.  Perché come nelle scalate reali, non basta. Bisogna tornare vivi a casa. L’impresa più difficile è proprio questa. Lo scopro giocando la sfida più complessa.

Un gioco da comprendere, studiare analizzare. La promessa di montagne procedurali e di sfide sempre diverse, attendo che sia mantenuta. Al momento però è già complesso completare lo scenario base, quello inziale che pensare a quando terminerò il gioco è qualcosa di così lontano nel tempo.
Bello, in conclusione.
Un titolo che vale assolutamente i soldi del suo prezzo.

 

 

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